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Naturale 1

Ostile​

Il progetto di Volpiana per Le Scalze è una riflessione sull’esistenza e su questo nostro tempo storico, confrontandosi col quale - lui stesso afferma - “l’artista difenda la sua natura, proteggendola dalla società: la stessa società da cui la sua arte deriva”; è una pittura che custodisce purezza d’intenti offrendo asilo allo spirito. Un rifugio che l’artista, al tempo, ha trovato negli alberi di vite, che lo hanno accolto e si sono offerti al lui come una forma di difesa dagli avvenimenti.

S.Salvati 

Il lavoro si muove come un ponte, così come spesso accade, fra il dato personale e quello sociale che ci aiuta ad avere una percezione vivida del mondo contemporaneo.

Parla di una storia individuale ma allo stesso tempo di esperienze comuni, esperienze condivise in questo mondo che spesso percepiamo come confuso.

 

Cresciuto all’ombra dell’attività familiare di conceria ha vissuto tra i fumi e le acri atmosfere che per anni hanno caratterizzato la vita dei conciatori di pelle. Assistendo per anni alla procedura con cui si ricavavano le pelli dai corpi degli animali e si conciavano chimicamente, ha osservato i cambiamenti che le pelli subivano per raggiungere una diversa funzione, un differente significato.

 

I processi di trasformazione delle pelli hanno la loro origine nella preistoria e possono essere considerati fra i primi procedimenti con cui l’uomo ha deciso di agire su altri essere viventi per favorire la propria sopravvivenza, uccidendoli e scorticandoli. Questo processo porta con sé profondi significati che attraversano la storia fino al presente.

La pelle è stata usata fin dal principio per proteggere il corpo, per vestirlo, per camminare in maniera confortevole o anche per decorarlo ma, può anche essere interpretata come un paradigma di secoli in cui la parola progresso ha significato sottomettere la natura e sfruttarne le sue risorse.

 

Tutto ciò ha avuto, inevitabilmente, un costo che tutti noi conosciamo: infatti, sono stati ripetutamente provati i rischi alla salute e l’ambiente che i fumi delle concerie e la necessaria macellazione delle carni provocano. L’atmosfera velenosa, le malattie, come i frequenti infortuni, causavano gravi conseguenze per i lavoratori che vedevano le loro vite accorciarsi e gravate da malattie.

M.T.Annarumma

la Terra nella Terra

 

Provo ad essere uguale a Lei, spontaneo e senza vergogna a volte impetuoso ma sempre con scarso risultato e tutto questo che ho detto va scritto nelle tele, dove cerco di avere la presunzione e la sfacciataggine di copiarla, approfittando della sua bellezza.

Ora, dunque, parlare dell’uomo in rapporto con la Natura e della sua Natura stessa mi è inevitabile. Quindi si potrà sempre osservare i segni della Terra con le sue ferite, lacerazioni e impronte all’interno delle opere. Io non voglio neanche parlare e pormi il problema da risolvere, ma vorrei che ognuno, leggendo, possa provare a “violarla” in un’altra maniera; sfido chiunque a infilare le proprie mani dentro ad essa e sentirsi finalmente ospite desiderato, allora sì che rendersi conto non sarà più una sfida ma una rinascita.

Me

 

Denis Volpiana ha fatto del concetto di “frattura” il tema conduttore della sua più recente ricerca artistica. Prevalentemente pittorica, la sua azione fortemente gestuale porta spesso ad esiti dai tratti scultorei, tridimensionali. La tela non basta più, nella sua superficie bidimensionale, quand'è aggredita - letteralmente - dagli agenti chimici dei composti che Volpiana utilizza nella materia coloristica, mutuati dall'alchimia della lavorazione conciaria, tradizione artigianale dalla quale proviene la formazione dell'artista. Essa si ribella alla sua stessa forma, quasi scuotendosi di dosso la statica armatura/intelaiatura che la costringe alla planarità. È il colore stesso a rendere queste opere materiche, nell'impasto pittorico che, stratificato, è svelato man mano ad opera dei reagenti chimici o per intervento dell'artista stesso. È opera in continuo divenire, nei mutamenti che la attraversano nello scorrere del tempo, talvolta anche atmosferico (la neve che cade sulla tela e dà vita ad un inedito craquelé). Nel voler abbracciare lo spazio, nel farsi terza dimensione, questi dipinti (ir)rompono parti di sé, in una tensione che si fa costante anelito di libertà.

P.Cason

Oltre il confine

 

 

Ho sempre inteso il confine come la limitazione di una forma. Il lavoro che proponevo fino ad un paio di anni fa metteva in risalto la macchia di colore e il suo confine.

fonte di arricchimento.

Poi ho iniziato a parlare di fratture, quelle che tutt'ora presente nei miei lavori attraverso i materiali, parlo del confine naturale delle cose, quello che si identifica con linee stabilite dalla natura.

Da qui ho cominciato ad approfondire la mia esistenza e da qui che ho cominciato ad allargare questi confini cercando dei varchi per uscire e rientrare da essi volendo esplorare quello che non si vede.

Sappiamo che l'artista si serve della resina di uso conciario per rendere gli olii e gli acrilici più soggetti ai fenomeni di crettatura e di frantumazione della pellicola pittorica.

Fratture e crepe disegnano un reticolo che altera traumaticamente la regolarità della superfice cromatica, trasformandola in una sorta di registrazione, di traccia mnestica.

La frattura può alludere alla condizione esistenziale. In fondo, nella vita tutto si rompe, si usura, si trasforma, muore e poi rinasce sotto altre forme.

“La natura è maestra”, si dice, ed è evidente che Denis Volpiana è un suo discepolo perché, osservando i suoi lavori, non vi troviamo nulla di artificiale. Non ci sono allusioni a difficili costruzioni mentali, né alcuna di quelle inutili esibizioni d'intelligenza e sofisticazione tipiche di tanta pittura contemporanea. C’è, invece, qualcosa che tutti possono capire e collegare empaticamente col proprio vissuto esperienziale.

I.Quaroni

L’affermazione di Volpiana è perentoria: “Essere essere”. Non c'è spazio per i dubbi. È necessario dimostrare e amare la frattura che si pone tra la coscienza di sé e le falsità cortesi. La frattura, la lacuna, il “non essere” diventa luogo di attrazione e di esplorazione, motivo per una nuova strada volta alla ricerca di un nuovo essere se stessi, in cui la contraddizione dell’inesistente diventa motivo primario per la riaffermazione della nuova individualità autocosciente.

A.M.Spanò

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